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Epatite virale: l

Epatite virale: l'esperto risponde

L'epatite virale è una malattia infettiva del fegato che ogni anno causa la morte di 1,5 milioni di persone in tutto il mondo. Nonostante questi dati non c'è una piena percezione nei confronti della patologia.

[...]

Epatologia

Epatite B

Eziopatogenesi


Il virus dell'epatite B, conosciuto già dagli anni '60, è un virus con genoma a DNA, appartenente alla famiglia degli Hepadnavirus. E' formato da una parte interna, denominata core, contenente il genoma e strutture proteiche, e da un involucro esterno, denominato envelope. Nel core sono identificabili due diversi antigeni, l'HBcAg e l'HBeAg, mentre dell'envelope fa parte l'antigene di superficie HBsAg (il significato di questi antigeni è illustrato in seguito).



Il danno sugli epatociti non è provocato direttamente dall'HBV, ma si verifica in seguito alla reazione del sistema immunitario che si attiva nel tentativo di eliminare il virus, come illustrato nella parte generale.

Epidemiologia


L'HBV è un virus molto diffuso in tutto il mondo, con una prevalenza maggiore in Cina e nell'Asia del Sud (8-20%) e minore nell'America del Nord e nell'Europa Centrale (0,2-2%), mentre nell'Europa Occidentale ha una prevalenza di circa il 2-7%. In Italia la prevalenza media è del 3% circa. Il virus deve la sua notevole diffusione anche alla sua particolare resistenza ambientale.

Virus dell'epatite B

Diffusione:


Circa 300 Milioni di portatori.

Circa 2 Milioni di portatori.
   
Resistenza:

  - 20 °C
Resiste per 15 ann
21 °C
Resiste per 6 mesi
60 °C
Resiste per 4 ore


La trasmissione del virus può avvenire nei seguenti modi:

  • mediante scambio di sangue (tossicodipendenti, emotrasfusioni con sangue non controllato, emodializzati, lesioni accidentali con materiali contaminati);
  • per via parenterale inapparente:
  • Strumenti chirurgici non ben sterilizzati:
    - dentista
    - agopuntura
    - ecc.
  • Altri strumenti non ben sterilizzati
    - estetista
    - barbiere
    - tatuaggi, piercing
    - ecc.
  • Oggetti da toilette taglienti o abrasivi (rasoi, lamette, spazzolini da denti)
  • per via sessuale: recenti studi epidemiologici hanno evidenziato che circa il 60% delle infezioni da HBV acquisite negli Stati Uniti sono state contratte per via sessuale;
  • per trasmissione verticale: da madre a figlio durante la gravidanza.

Caratteristiche cliniche


L'infezione da HBV decorre solitamente in modo asintomatico, ma nel 10% circa dei casi si può manifestare con una epatite acuta; l'infezione può quindi evolvere verso la guarigione, con o senza immunizzazione (cioè con o senza la formazione degli anticorpi protettivi, l'HBsAb), quando il virus viene eliminato dall'organismo, oppure può evolvere verso la forma cronica (circa il 10% dei casi nell'adulto sano, mentre tale percentuale è molto più elevata nel neonato che contrae l'infezione dalla madre, fino al 90% quando il virus permane nell'organismo. In questo caso si può avere la persistenza di una infezione asintomatica (situazione del cosiddetto "portatore sano") oppure l'evoluzione verso l'epatite cronica.

Diagnosi


La diagnosi di infezione da HBV viene posta mediante la ricerca nel sangue del paziente dei marcatori virali, costituiti da antigeni (Ag) e da anticorpi (Ab):

HBsAg: è l'antigene di superficie del virus. La sua presenza indica lo stato di infezione, e tutte le persone che risultano HBsAg positive sono da considerarsi potenzialmente infettanti.

HBsAb:è l'anticorpo contro l'antigene di superficie. La sua presenza indica protezione dall'infezione (immunizzazione). Si riscontra dopo guarigione da una infezione, oppure dopo la vaccinazione.

HBcAg:è un antigene della parte centrale del virus (core) ed è l'unico marcatore che non si riscontra mai nel sangue, ma solo nelle cellule del fegato.

HBcAb-IgM: questo anticorpo si riscontra solo nelle fasi di attiva replicazione del virus, per cui risulta positivo nelle forme acute e nelle forme croniche riacutizzate.

HBcAb-IgG: dopo un contatto con il virus, indipendentemente dall'esito dell'infezione, questo anticorpo rimane positivo per tutta la vita, per cui la sua presenza indica l'avvenuto contatto con il virus.

HBeAg: è l'antigene del nucleocapside del virus (core), e la sua presenza indica attiva replicazione virale. Lo si riscontra nella fase iniziale delle epatiti acute e in alcune forme di epatite cronica.

HBeAb: è l'anticorpo diretto contro l'HBeAg; la sua presenza non impedisce tuttavia l'evoluzione verso la forma cronica.

HBV-DNA: è il genoma del virus, ed è l'indicatore più sensibile della replicazione virale. La sua presenza indica sempre attività dell'infezione. Per definizione il portatore sano sarà sempre HBV-DNA negativo.

In base all'assetto di tali marcatori, unitamente allo studio degli indici di infiammazione epatica (transaminasi), è quindi possibile stabilire con esattezza lo stato dell'infezione.

Interpretazione
HBsAg
HBsAb
HBcAb-IgG
HBcAb-IgM
HBV-DNA
Transaminasi
Epatite Acuta
+
-
+
+
+
Alterate
Guarigione
-
-
+
-
-
Normali
Guarigione con immunizzazione
-
+
+
-
-
Normali
Persistenza di infezione:
Epatite Cronica
+
-
+
- / +
- / +
Alterate
Persistenza di infezione:
Portatore Sano
+
-
+
-
-
Normali
Infezione pregressa
-
-
+
-
-
Normali
Immunizzazione post-vaccinazione
-
+
-
-
-
Normali



La figura superiore mostra l'andamento dei marcatori e delle transaminasi dopo una epatite acuta in caso di guarigione; nella figura in basso, invece, è invece rappresentata l'evoluzione verso la forma cronica.

Prevenzione


Si basa su misure di carattere generale volte a limitare la trasmissione del virus e, principalmente, su misure di immunoprofilassi:

  • Profilassi generale: un ruolo molto importante è rivestito dalla educazione sanitaria, rivolta sia ai portatori del virus (consapevolezza delle modalità di trasmissione), sia alle persone che sono a rischio per l'acquisizione dell'infezione, per motivi professionali (operatori sanitari) o per fattori comportamentali (tossicodipendenza, promiscuità sessuale). Notevole importanza assume anche l'adeguato controllo dei donatori di sangue, per la prevenzione della diffusione del virus mediante trasfusioni di sangue o di emoderivati.
  • Immunoprofilassi attiva: è attualmente disponibile un vaccino contro l'HBV, costituito da particelle di HBsAg preparate artificialmente con la tecnica del DNA ricombinante (ingegneria genetica), la quale consente di ottenere un preparato sicuro, efficace ed a basso costo. Dal 1991 la vaccinazione è obbligatoria in Italia per tutti i nuovi nati e per i bambini al 12° anno di età, mentre viene particolarmente consigliata alle persone a rischio, in particolare ai conviventi dei portatori ed agli operatori sanitari.
  • Modalità di vaccinazione:

    Ciclo vaccinale iniziale:
    • 1a dose: tempo 0;
    • 2a dose: dopo 1 mese;
    • 3a dose: dopo 6 mesi.
  • Richiami:
    • ogni 4-5 anni, previo controllo del titolo anticorpale. Recenti studi sostengono però che non sia necessario eseguire una dose di richiamo quando il primo ciclo vaccinale abbia provocato una buona risposta anticorpale.
  • Protezione:
    • il vaccino risulta efficace in oltre il 90% dei casi;
    • l'efficacia viene dimostrata con la presenza di anticorpi protettivi (HBsAb) alla fine del ciclo vaccinale.
  • Immunoprofilassi passiva: in caso di esposizione accidentale (es. puntura accidentale con ago contaminato) è possibile somministrare immunoglobuline umane specifiche contro l'HBV, entro 2-4 ore dall'esposizione. La protezione fornita dalle immunoglobuline ha una durata di 2-3 settimane. Le immunoglobuline vengono inoltre somministrate al momento della nascita ai neonati da madri HBsAg positive, per ridurre il rischio di trasmissione dell'infezione.

Prima pubblicazione: martedì 6 febbraio 2007
Ultima revisione successiva: giovedì 8 ottobre 2009