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Epatite virale: l

Epatite virale: l'esperto risponde

L'epatite virale è una malattia infettiva del fegato che ogni anno causa la morte di 1,5 milioni di persone in tutto il mondo. Nonostante questi dati non c'è una piena percezione nei confronti della patologia.

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Epatologia

Epatite A

Eziopatogenesi


Il virus dell'epatite A è un virus con genoma ad RNA, appartenente alla famiglia dei Picornavirus. Il danno che esso svolge nei confronti delle cellule del fegato sembra dovuto ad una azione citopatica diretta.

Epidemiologia


La trasmissione del virus è di tipo oro-fecale, per cui un soggetto si infetta mangiando cibi contaminati ed elimina il virus con le feci, nelle quali il virus si ritrova a concentrazioni elevate. L'inquinamento delle acque fognarie può portare alla contaminazione delle acque potabili e delle coltivazioni; per questo i cibi considerati più a rischio per la trasmissione dell'infezione sono principalmente i frutti di mare crudi (42% dei casi di epatite acuta da virus A in Italia nel 1996), ma anche l'acqua, la frutta e le verdure crude. E' stata infatti dimostrata una elevata resistenza al calore del virus: l'HAV presente in un omogenato di cozze resiste a 100°C per un minuto.
Un fattore di rischio è rappresentato da viaggi in zone con alta endemia, quali i Paesi tropicali (24% dei casi nel '96). L'HAV può inoltre essere trasmesso anche per via sessuale, sempre secondariamente alla sua eliminazione fecale; sono state osservate infatti delle piccole epidemie di epatite A in popolazioni di omosessuali.
La contagiosità di un soggetto infetto va da una settimana prima ad una settimana dopo l'inizio dei sintomi clinici. In Italia l'infezione ha una prevalenza di circa l'85% nella popolazione adulta; si possono tuttavia osservare delle forme epidemiche, soprattutto nelle comunità a basso tenore igienico.

Caratteristiche cliniche


La maggior parte delle infezioni da HAV decorre in modo asintomatico (circa il 90%), mentre le forme acute mostrano le caratteristiche generali descritte in precedenza. L'incubazione è di circa 15-60 giorni e la durata dei sintomi è solitamente più breve rispetto alle forme da virus B e C. L'andamento clinico è benigno, dato che non si ha mai la cronicizzazione e la guarigione si ottiene mediamente dopo circa 3 mesi; si può però osservare, in circa l'1% dei casi, una forma fulminante.

Diagnosi


Viene effettuata mediante la ricerca nel siero del paziente degli anticorpi specifici contro il virus, che si formano dopo che questo ha infettato l'organismo. Questi anticorpi possono essere di due tipi:

  • HAV-Ab IgM: indicano infezione acuta; scompaiono dopo la guarigione.
  • HAV-Ab IgG: indicano infezione pregressa; restano positivi tutta la vita e proteggono da future reinfezioni.

Prevenzione


In linea generale l'infezione si può prevenire mediante un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e, soprattutto nelle aree a rischio, evitando di consumare frutti di mare crudi; tali alimenti vanno infatti consumati cotti, tenendo però presente che una sola breve esposizione al calore è sufficiente a far aprire i molluschi, ma non ad eliminare il virus.
E' disponibile un vaccino contro l'epatite A, che viene attualmente consigliato alle persone considerate a rischio: addetti al settore alimentare, viaggiatori internazionali, familiari di persone con l'infezione, personale di asili ed istituti per anziani ed handicappati, tossicodipendenti ed omosessuali. La vaccinazione viene inoltre consigliata alle persone affette da altre forme di epatiti croniche, nelle quali una ulteriore epatite potrebbe provocare particolare danno.
Modalità di vaccinazione:

Caratteristiche del vaccino anti-HAV
Il vaccino è costituito da virus inattivato (cioè da virus vivo, in grado di stimolare il sistema immunitario ma non di provocare malattia). Deve essere conservato in frigorifero.

Somministrazione

 

  • almeno 2 settimane prima dell'eventuale esposizione;
  • iniezione per via intramuscolare.

Dosi

  • 1° dose: tempo 0;
  • 2° dose: dopo 6 mesi.

Protezione

  • il vaccino risulta efficace in circa il 100% dei casi;
  • la protezione ha una durata di 10 - 15 anni.

Prima pubblicazione: martedì 6 febbraio 2007
Ultima revisione successiva: giovedì 8 ottobre 2009