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Epatite virale: l

Epatite virale: l'esperto risponde

L'epatite virale è una malattia infettiva del fegato che ogni anno causa la morte di 1,5 milioni di persone in tutto il mondo. Nonostante questi dati non c'è una piena percezione nei confronti della patologia.

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Epatologia

Virus B

Che cos'è il virus dell'epatite B?


Il virus dell'epatite B (HBV) è uno dei quattro virus trasmissibili attraverso il sangue (gli altri virus di questo tipo sono il virus dell'epatite delta (HDV), il virus dell'epatite C (HCV) ed il virus dell'epatite G (HGV). Fa parte della classe dei virus a DNA, è di dimensioni più grandi del virus dell'epatite A (quasi il doppio) ed appartiene alla famiglia degli Hepadnavirus.

Qual è la diffusione del virus dell'epatite B?


L'HBV è estremamente diffuso nel mondo intero. Circa il 5% della popolazione mondiale (trecento milioni di individui) è portatore di questo virus. Tale diffusione è più alta in Oriente, Medio Oriente ed Africa (8-15%), meno alta negli Stati Uniti (circa un milione e mezzo di soggetti), mentre nell'Europa Occidentale la percentuale di portatori del virus è intorno allo 0.2-1%).

In Italia la prevalenza dell'HBV sta calando notevolmente ed è diminuita negli ultimi venti anni in maniera considerevole. Attualmente il numero di portatori cronici dell'HBV in Italia è di almeno un milione di portatori. Tale numero è approssimativo giacche non vi sono studi estesi sulla popolazione aperta. In ogni caso si ritiene che oggi la percentuale di positività per HBV non sia inferiore al 2% della popolazione totale, con una differenza tra nord e sud. Infatti nelle regioni meridionali, soprattutto a causa dell'elevato numero di componenti la famiglia, si ha una maggiore diffusione di questo virus.

Come si trasmette l'infezione da virus dell'epatite B? e qual è il periodo di incubazione


L'epatite B viene trasmessa attraverso il sangue infetto e altri fluidi corporei (liquido seminale, secrezioni vaginali, latte, lacrime, saliva). Nel 30-40% dei casi il metodo di trasmissione rimane sconosciuto.La trasmissione attraverso trasfusioni di sangue ed emoderivati (albumina, immunoglobuline, fattori della coagulazione) è oggi quasi scomparsa poiché sono utilizzati efficaci metodi di screening sul sangue che viene donato): attualmente, come del resto in tutti i Paesi del mondo, sono i rapporti sessuali ad avere un ruolo predominante e si calcola che almeno il 30% di tutte le nuove infezioni da HBV sia da collegare alla convivenza con un soggetto portatore di tale infezione.

Tuttavia altre fonti di questa infezione sono:trapianti d'organo e di tessuti, scambio di siringhe, apparecchiature e strumenti sanitari non sterili. Un tempo una delle fonti principali di infezione era quella materno-fetale, ma oggi, con la somministrazione immediatamente dopo la nascita al neonato di immunoglobuline iperimmuni anti epatite B e la vaccinazione, tale fonte di contagio è diventa trascurabile. Il periodo di incubazione varia da 15 a 180 giorni (in media 2-3 mesi). Il virus nel sangue è presente da alcune settimane ad alcuni mesi dopo l'infezione acuta.

Quali sono i disturbi causati da una infezione acuta da virus dell'epatite B?


Il virus dell'epatite B e' in grado di provocare un'epatite che si risolve spontaneamente nella maggior parte dei casi: solo nell'1-5% dei casi negli adulti (ma nel 90% dei neonati infetti) l'epatite non si risolve e la malattia può cronicizzarsi ed evolvere in cirrosi e, in una piccola percentuale di casi, in carcinoma epatocellulare. La maggior parte delle persone con epatite B non presenta segni o sintomi. In questi casi la malattia puo' essere identificata solo attraverso analisi del sangue. Alcune persone possono avere sintomi simili all'influenza: perdita di appetito, nausea e vomito, febbre, debolezza, stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare, occhi e pelle di colore giallo (ittero). La malattia acuta è di solito lieve; il rischio di cronicizzazione è dipendente dalla età e dalla condizione del sistema immunitario del paziente.

L'infezione che si verifica nei neonati comporta un rischio di cronicizzazione di circa il 90%; quando l'infezione si verifica nell'infanzia tale probabilità si abbassa ed è del 50%. Nell'adulto immunocompromesso (cioè affetto da malattie o condizioni come la tossicodipendenza,oppure che fa uso di farmaci immunodepressivi, quali i cortisonici, etc.) il rischio di diventare portatore cronico è maggiore del 50%, mentre nell'adulto con normale sistema immunitario è minore del 5%.

Qual è la prevenzione?


La prevenzione principale pre-esposizione si basa sull'impiego della vaccinazione, il più estesa possibile nei Paesi dove l'infezione è endemica.
La prevenzione post-esposizione si basa sulla vaccinazione associata alla somministrazione un preparato a basa di immunoglobuline contenente alti titoli di anticorpi contro il virus dell'epatite B con un'efficacia protettiva maggiore del 90%.

Qual è la terapia da attuare?


Nella forma acuta non vi è alcuna terapia specifica da attuare. Nella forma cronica si possono utilizzare farmaci antivirali, quali l'interferone e la più recente Lamivudina.

Esiste la possibilità di vaccinazione per l'epatite B?


Dall'inizio degli anni '80 e' disponibile in Italia il vaccino per l'epatite B. Si tratta di un vaccino che un tempo veniva ricavato dal plasma dei donatori, ma che oggi è costruito in laboratorio (ricombinante), molto efficace ed altrettanto "sicuro" con una efficacia dell'85-95% e scarsi effetti indesiderati. La dose iniziale, somministrata per via intramuscolare, viene ripetuta dopo 1 mese e dopo 6 mesi dalla prima somministrazione.

Fonte: Fegato.com
Prima pubblicazione: martedì 6 febbraio 2007
Ultima revisione successiva: giovedì 12 luglio 2007