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Giornata Mondiale delle Epatiti: intervista al Prof. Antonio Ascione

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Epatologo, Responsabile del Centro per le malattie del fegato dell’Ospedale Fatebenefratelli di Napoli e Presidente della Mediterranean Association for Study of Liver (MASL).

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Epatologia

Biopsia epatica

Che cos'è la biopsia epatica

La biopsia epatica consiste nel prelevare un piccolo frammento di tessuto epatico (circa 1/160.000 della massa epatica).

A che serve

La biopsia rappresenta il metodo migliore per la diagnosi di malattie epatiche acute e croniche ed è, generalmente, l'ultimo stadio dell'iter diagnostico delle malattie epatiche.

Nella maggior parte dei casi, permette di formulare una diagnosi di certezza e di chiarire eventuali dubbi sull'etiologia (causa) e fornisce dati fondamentali perché si possa giudicare la severità della epatopatia e prevederne l'evoluzione. Può essere, inoltre, utilizzata per valutare l'efficacia di terapie specifiche.

E' solitamente impiegata per le malattie croniche che hanno varia etiologia e che hanno come comune denominatore il perdurare di infiammazione del fegato. Lo sviluppo di questo gruppo di patologie può essere determinato da numerosi fattori etiologici, tra cui i più importanti sono:

Tra le suddette cause risultano di gran lunga prevalenti le infezioni virali, in particolare quelle sostenute dal virus della epatite C (HCV), e l'alcool. In particolare, nella nostra area geografica l'etiologia virale è la prima per frequenza seguita dall'abuso etilico. In molta parte dell'Italia settentrionale, come pure nel Nord Europa e negli altri paesi occidentali è, invece, più frequente l'abuso di alcool.

Cosa devo sapere

La metodica comporta un rischio intrinseco di complicanze quali:

  • emoperitoneo (ossia emorragia con presenza di sangue nel cavo peritoneale);
  • peritonite biliare (per presenza di bile nel cavo peritoneale);
  • infezioni;
  • emotorace (emorragia con presenza di sangue nel cavo pleurico);
  • pneumotorace (presenza di aria nel cavo pleurico);
  • pleurite;
  • ematoma intraepatico (raccolta di sangue all'interno del fegato);
  • puntura di altri organi;
  • dolore.

Il rischio di morte è estremamente basso e, in varie casistiche raccolte circa 10 anni or sono, è di circa lo 0,01%, quasi sempre associata ad emorragia intraperitoneale o intratoracica ed a biopsia effettuata su tumore epatico o su fegato cirrotico.

Attualmente le complicanze sono drasticamente ridotte di numero e di gravità per l'introduzione della guida ecografia e di nuovi aghi di minore calibro e meno traumatici. La remota possibilità di insorgenza di complicanze è, inoltre, da mettere in rapporto all'esperienza dell'operatore.

E' pertanto preferibile che tale indagine sia eseguita presso idoneo centro specializzato. La biopsia non determina alcuna modificazione a carico del fegato, né influisce sul decorso della malattia. La resistenza dei pazienti a sottoporsi a biopsia epatica, che deriva da false convinzioni, non ha, pertanto, motivo di sussistere.

Come si svolge

La procedura prevede una degenza minima e può anche essere eseguita in regime di Day Hospital.

Il paziente deve essere a digiuno ed in decubito supino. Previa disinfezione della cute ed anestesia locale, in corrispondenza di uno spazio intercostale di destra, si introduce un ago (ago di Menghini o da questo derivati).

L'ago, fornito di punta tranciante con canale interno sottovuoto, attraversa i vari strati fino al fegato dove, approfondendosi ulteriormente, è in grado di prelevare un frustolo di tessuto della lunghezza di qualche centimetro (generalmente 2-4).

La metodica prevede l'ausilio della ecografia che consente all'operatore di valutare esattamente il tragitto da far percorrere all'ago. L'aiuto ecografico può consistere nella semplice scelta del punto di ingresso dell'ago (biopsia eco-assistita) o nell'uso di guide bioptiche le quali, montate sulla sonda ecografica, permettono all'ago di seguire un tragitto preventivamente tracciato dall'apparecchio ecografico (biopsia eco-guidata). La biopsia è, solitamente, indolore e richiede minima collaborazione da parte del paziente.

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Prima pubblicazione: giovedì 28 luglio 2011
Ultima revisione successiva: giovedì 28 luglio 2011
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