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Epatite virale: l

Epatite virale: l'esperto risponde

L'epatite virale è una malattia infettiva del fegato che ogni anno causa la morte di 1,5 milioni di persone in tutto il mondo. Nonostante questi dati non c'è una piena percezione nei confronti della patologia.

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Gestione degli effetti collaterali della terapia

I disturbi più frequenti

I più comuni effetti collaterali della terapia sono sintomi simili a quelli che si verificano nel corso di un episodio influenzale: febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e dolori alle articolazioni.
Si puo affermare che in pratica tutti i pazienti presentano almeno uno dei sintomi descritti alle prime somministrazioni dei farmaci.
Questi disturbi, in genere, diminuiscono dopo le prime iniezioni e possono comunque essere prevenuti o controllati con la somministrazione di farmaci (generalmente il paracetamolo).
È sconsigliato l'uso di farmaci che contengono acido acetilsalicilico, come l'aspirina. Il paziente deve comunque avere un certo grado di tolleranza e, nei limiti del possibile, accettare queste manifestazioni che, per quanto mitigate dal tempo, tendono a permanere per tutta la durata del trattamento. Esistono comunque alcuni accorgimenti che, messi in atto, riducono e rendono più tollerabili i sintomi.
  1. L'iniezione può essere fatta nel tardo pomeriggio o in prima serata per far coincidere gli effetti collaterali, che si manifestano in genere dopo alcune ore, con l'orario del riposo notturno.
  2. Se il paziente lavora 5 giorni alla settimana, ad es. dal lunedì al venerdì può essere di aiuto somministrare la terapia nei giorni di martedì, giovedì e sabato (o il venerdì sera per i farmaci pegilati) in modo da praticare l'iniezione in coincidenza con soli due giorni lavorativi o in vicinanza del fine settimana.
  3. È necessario adeguare le attività della vita quotidiana su un nuovo livello di energia, senza sforzarsi di fare tutto necessariamente come prima. È molto utile alternare periodi di riposo con l'attività lavorativa, cercando di evitare sforzi fisici non indispensabili.


I disturbi gastrointestinali

Nel corso della terapia antivirale si verificano, specie nelle prime settimane, nausea ed inappetenza. Questi sintomi sono molto frequenti ed in genere accompagnati da perdita di peso.
E' consigliabile in tal caso evitare pasti abbondanti e consumare pasti piccoli, più volte al giorno, al fine di evitare il senso di sazietà precoce. Può essere di aiuto eliminare bevande gassate ed in genere assumere le bevande lontano dai pasti. E' opportuno bere e mangiare lentamente cibi semplici e cucinati in maniera poco elaborata per evitare odori e sapori forti ed intensi.

La perdita di peso, che abitualmente si verifica nel corso del trattamento, non deve superare il 10-15% del peso corporeo iniziale; tale aspetto va comunque valutato caso per caso, anche in rapporto alle condizioni di nutrizione presenti prima dell'inizio della terapia.
E' molto frequente, infine, l'insorgenza di alterazioni del gusto, che in termini medici è detto disgeusia.

I cibi risultano senza sapore o di sapore metallico e ciò favorisce ulteriormente l'inappetenza. Questo fenomeno non è grave né pericoloso e per attenuarlo può essere utile sciacquare periodicamente la bocca con acqua salata o con bicarbonato prima dei pasti. Talvolta possono verificarsi diarrea e dolori addominali.
Tali manifestazioni sono quasi sempre di breve durata e tendono a recedere spontaneamente nell'arco di alcuni giorni. Se necessario, possono essere somministrati farmaci sintomatici. La persistenza di tali sintomi deve essere sempre ulteriormente indagata.

Insonnia, irritabilità, ansia

È possibile che compaiano disturbi del sonno e segni di irritabilità e ansia. Alcuni dei segni caratteristici sono: impazienza, incapacità a rilassarsi, difficoltà di concentrazione, nausea, diarrea, stipsi, dolori muscolari, respiro veloce. Alcuni semplici consigli possono contribuire a migliorare la qualità del riposo:
  1. regolarità nell'ora di andare a dormire e nell'ora di alzarsi;
  2. non riposare nel corso della giornata;
  3. non assumere alimenti o sostanze eccitanti (caffè, cioccolata, coca cola, thè);
  4. nei periodi di insonnia è meglio non eseguire, come invece precedentemente indicato, l'iniezione la sera, ma spostare l'orario della somministrazione al mattino o a metà giornata;
  5. effettuare un massaggio rilassante o un bagno tiepido caldo prima di andare a letto.
  6. un programma di lieve esercizio fisico può favorire il sonno.

Depressione


La depressione è una condizione abbastanza frequente nei pazienti affetti da epatite cronica e può essere aggravata dalla terapia. I sintomi più comuni riferibili alla depressione sono:
  1. disturbi del sonno persistenti con risveglio precoce nelle primissime ore della mattina;
  2. perdita di interesse per le abituali attività quotidiane, per il cibo, per l'attività sessuale;
  3. stanchezza profonda e diminuzione della capacità di concentrazione.
Molti di questi sintomi possono essere legati anche solo alla consapevolezza della malattia ma, se perdurano a lungo (più di 2 settimane), sono ingravescenti o interferiscono con lo stile di vita, è necessario l'intervento del medico. La depressione è malattia curabile ma richiede un approccio terapeutico corretto da parte di personale medico specializzato. Rifiutare o non richiedere aiuto terapeutico è una scelta sbagliata e può condurre al peggioramento della patologia. Non è sempre necessario sospendere la terapia antivirale che può essere accompagnata, nelle forme lievi, da una terapia antidepressiva, ovviamente condotta sotto stretta sorveglianza specialistica.

Nelle forme più severe l'interruzione del trattamento è obbligatoria. Per i pazienti che presentano anche lievi sintomi pre-trattamento e/o hanno una storia pregressa o una familiarità per patologia di tipo depressivo sono opportuni una valutazione psichiatrica prima di iniziare la terapia ed uno stretto monitoraggio nel corso del trattamento.

Perdita dei capelli

La perdita dei capelli è un effetto collaterale molto frequente; nelle donne può essere motivo di particolare apprensione. I pazienti associano tale manifestazione alla perdita dei capelli che si verifica nel corso di una chemioterapia per patologia neoplastica. Questo confronto, che non è corretto, determina però particolare preoccupazione circa il proprio stato di salute. Il paziente pensa che le due malattie (neoplasia ed epatite cronica) abbiano qualcosa in comune, se vengono curate con farmaci che determinano effetti simili. Anche se la perdita dei capelli avviene, in genere si tratta solo di un diradamento che recede sempre alla sospensione della terapia. Alcuni accorgimenti possono comunque contenere il fenomeno e rendere meno severe le manifestazioni:
  1. preferire un taglio corto;
  2. pettinarsi dolcemente senza tirare o legare i capelli;
  3. lavare i capelli al massimo una o due volte alla settimana con uno shampoo neutro o delicato.

Alterazioni temporanee degli esami di laboratorio

Le alterazioni degli indici di laboratorio, ed in particolare dell'emocromo, sono le alterazioni che la terapia induce con maggiore frequenza e che rappresentano la più comune causa di riduzione o interruzione del trattamento. Quasi sempre sono di lieve entità.

Gestione degli effetti collaterali della terapia

Irritazione nella sede di iniezione

L'iniezione sotto cute dei farmaci può causare dolore, arrossamento e gonfiore nel punto di iniezione. Può essere opportuno cambiare periodicamente la sede di iniezione, scegliendo alternativamente il braccio, la coscia, l'addome. Il fenomeno è molto comune ma in genere lieve e non necessita di particolari accorgimenti.

L'anemia

La severità dell'anemia è legata sia alla posologia del farmaco che alla sensibilità del paziente.

Il fenomeno tende a manifestarsi nelle prime settimane di trattamento; nei primi due mesi di terapia è pertanto necessario eseguire uno stretto monitoraggio dell'emocromo, anche ogni 7-15 giorni.
Il parametro più indicativo per tale monitoraggio è il valore dell'emoglobina e la sua riduzione può richiedere l'aggiustamento della posologia dei farmaci. In linea generale è facile osservare una diminuzione di 2-3 grammi di emoglobina che permane per tutta la durata del trattamento.

È da tenere ben presente che l'anemia è di tipo emolitico (i globuli rossi sono distrutti per lesione della loro membrana) e non una anemia di tipo carenziale (legata a mancanza di alcuni elementi necessari alla produzione dei globuli rossi); pertanto non è né necessaria né utile la somministrazione di ferro o vitamine per cercare di correggerla. Alla sospensione della terapia l'anemia recede e i valori di emoglobina ritornano nella norma. Si osserva molto spesso anche riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine.
Si possono verificare 3 condizioni:
  1. le alterazioni sono talmente lievi e ben tollerate che non sono necessari aggiustamenti della posologia e del monitoraggio;
  2. la riduzione dei globuli bianchi e/o delle piastrine è più rilevante ma non tale da richiedere la riduzione o la sospensione della terapia. In tali casi è necessario effettuare un controllo più frequente di tali parametri;
  3. riduzione è marcata e allora è assolutamente necessario ridurre la posologia o sospendere la terapia.

La patologia tiroidea

I farmaci antivirali utilizzati nella terapia dell'epatite C possono indurre un danno alla tiroide. In realtà, nella maggior parte dei casi, si osserva solo la comparsa di anticorpi anti-tiroide nel sangue, senza alterazione della funzione ghiandolare, che invece risulta compromessa solo in una percentuale molto bassa dei casi. In particolare, i pazienti con un preesistente disturbo della tiroide sono quelli che hanno il maggiore rischio di ripresa o peggioramento della malattia.

È pertanto necessario effettuare una attenta valutazione della funzione ghiandolare sia prima di iniziare la terapia che nel corso della stessa.

La tiroidite farmaco-indotta è in genere una patologia ben controllata dalla terapia specifica e non sempre è necessario sospendere il trattamento antivirale, specie se questo ha determinato la normalizzazione delle transaminasi e la negativizzazione dell'HCV-RNA.

Alla fine della cura non sempre la patologia tiroidea recede ed è possibile osservare pazienti nei quali il disturbo persiste a lungo e talvolta definitivamente. Anche se siamo in presenza di una malattia non invalidante e facilmente curabile, i pazienti devono essere ben consapevoli di tale eventualità e formulare il loro consenso al riguardo prima di sottoporsi alla terapia antivirale.

L'attività sessuale

La terapia con interferone determina un calo del desiderio sessuale e tale manifestazione può far parte anche del quadro clinico e dei sintomi legati alla depressione.
E' importante essere ben coscienti che tale manifestazione è di tipo transitorio e non è legata a disordini di tipo organico e, quindi, non sono indicati trattamenti farmacologici.



Filomena Morisco
Nicola Caporaso

Cattedra di Gastroenterologia
Dipartimento di Scienza degli Alimenti
Università di Napoli "Federico II"