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Cuore, polmoni, diabete e tumori: l'alcol non danneggia solo il fegato

Non voglio più bere nemmeno un goccio d’alcol e mi sento guarito” sono le parole di Paul Gascoigne, l’ex calciatore della Lazio che pochi giorni fa ha lasciato la clinica statunitense dove era stato ricoverato a causa delle sue terribili condizioni di salute provocate dall’abuso di alcol.

L’alcol ha danneggiato seriamente l’organismo di Gascoigne e l’ultimo ricovero è stato legato soprattutto ad un collasso cardiocircolatorio che ha messo in pericolo la sua vita. I medici disperavano di riuscire a salvarlo, e quindi le sue dimissioni sono state accolte con un grande entusiasmo da parte degli amici e dei suoi sostenitori.

La vicenda del calciatore inglese riporta l’attenzione sugli effetti negativi dell’abuso dell’alcol, che non riguardano solo il fegato. E’ risaputo, infatti, che abusare degli alcolici può provocare la cirrosi epatica, l’epatite alcolica e la steatosi epatica.

Inoltre aumenta il rischio di carcinoma al fegato. Ma è bene anche sottolineare che l'alcol ha un effetto psicoattivo, cioè modifica il funzionamento del cervello, e nel tempo induce assuefazione, il che spinge il soggetto a dover aumentare la quantità assunta sempre di più.

Inoltre l’abuso di alcol rappresenta uno dei quattro fattori di rischio – insieme a fumo, dieta scorretta e sedentarietà - per la maggior parte delle malattie non trasmissibili (da quelle cardiovascolari al tumore, dalle patologie polmonari croniche al diabete).

Gli esperti consigliano di non superare queste dosi massime: per l’uomo 2-3 unità alcoliche al giorno; per la donna 1-2 unità alcoliche e 1 unità per gli anziani. Per unità si intende un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione, una lattina (330 ml) di birra di media gradazione, un bicchierino (40 ml) di superalcolico.