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Attenzione agli Infusi di erbe medicinali per curare il fegato

Non sempre le erbe medicinali mantengono ciò che promettono: è quello che sembra essere emerso da un convegno tenutosi recentemente in Toscana che ha permesso di fare il punto sulle pratiche comuni di utilizzo di infusi a base di erbe medicinali e sugli effetti di alcune ‘medicine popolari’. In particolare, è emerso un significativo aumento della casistica di pazienti con lesioni epatiche gravi causate da infusi che dovrebbero, piuttosto paradossalmente, curare proprio il fegato.

I casi di danni dovuti a piante tossiche o ad un uso non corretto di prodotti naturali sono tristemente numerosi, come spiegato dagli specialisti nel corso dell’incontro di Empoli promosso dalla Società Italiana di Farmacologia con il sostegno dell’Istituto Superiore di sanità, con il supporto della AUSL 11 empolese, del Centro di Medicina Naturale e di trentadue differenti enti e associazioni scientifiche.

In relazione alla valutazione dei rischi della medicina alternativa e della medicina complementare, il dottor Luigi Gori, chiropratico ed esperto di fitoterapia presso il Centro di Medicina Naturale di Empoli, ha spiegato che “numerose erbe vengono comunemente vendute su Internet ma sono in realtà molto pericolose”. Ecco un esempio citato da Gori: il Camedrio, o Erba Querciola, viene spacciata per dimagrante ma il Ministero della Salute la considera un veleno. E, soprattutto, la Celidonia, spesso raccomandata per il fegato e che, invece, causa lesioni epatiche micidiali. In tale contesto, discorso a parte meritano gli estratti alcolici di piante, reperibili facilmente in farmacia o in erboristeria: “vengono somministrati anche ai bebé per farli dormire – spiega Gori e i neonati dormono, ma perché sono ‘ubriachi’; i danni al loro fegato sono, però, enormi”.