Feeds

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news di paginemediche.it?

feeds ico

In collaborazione con: AGI Salute è il portale aperto sul mondo della salute, su tutto quello che c'è o si deve sapere sulla sanità.

Tumore del fegato: anche in Italia arriva la terapia mirata 12.000 i malati ogni anno, la cirrosi è il nemico numero uno

Milano, 26 giugno 2008 – Da oggi anche i malati italiani hanno a disposizione l’unica arma che finora si è dimostrata efficace nella cura del tumore del fegato: è il sorafenib, un inibitore multichinasico ad azione mirata per il trattamento dell’ epatocarcinoma. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti deciso di ammettere a rimborsabilità questa molecola, che potrà quindi essere utilizzata per il trattamento di una neoplasia che colpisce nel nostro Paese oltre 12.000 persone ogni anno e che vede come nemico numero uno la cirrosi. Sulla decisione hanno pesato i risultati inequivocabili di due importanti studi clinici internazionali (studio SHARP e Studio Asia-PAcific) a cui hanno partecipato anche centri di eccellenza italiani. Queste ricerche hanno dimostrato come grazie a sorafenib sia possibile ottenere un prolungamento di oltre il 40% della sopravvivenza. “Un’ottima notizia, soprattutto perchè negli ultimi trent’anni tutti i tentativi di mettere a punto terapie efficaci per l’epatocarcinoma erano falliti – spiega il prof. Francesco Cognetti, primario di oncologia medica all’IFO Regina Elena di Roma - . Non esisteva infatti fino ad ora alcun trattamento efficace, se non il trapianto. Una situazione che vedeva noi oncologi medici “disarmati” di fronte al dramma dei pazienti”. La molecola è già utilizzata con successo da anni anche per il trattamento del tumore del rene: sorafenib è stato infatti il primo farmaco a bersaglio molecolare approvato nel 2005 per il trattamento del tumore del rene avanzato o metastatico. Per questa malattia, l’ampia casistica già disponibile dimostra come l’applicazione della molecola nella pratica clinica corrisponda pienamente  ai risultati ottenuti nelle sperimentazioni cliniche.  

Il tumore del fegato origina, nella stragrande maggioranza dei casi, in persone già malate di cirrosi: epatiti e alcol rappresentano quindi i principali fattori di rischio. Sorafenib, ha dimostrato di aumentare in maniera significativa, di più del 40%,  la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma epatocellulare. Questi risultati aprono nuovi incoraggianti prospettive per il trattamento di una patologia per cui finora, nel 90% dei malati, non esistevano terapie in grado di mostrare un miglioramento di sopravvivenza e per i quali si ricorreva quindi alle sole cure palliative. La molecola prevede un’assunzione per via orale, è ben tollerata  e può essere somministrata anche a domicilio, con un impatto positivo quindi anche sulla qualità della vita di questi malati.

Sono già in corso, o sono in via di attivazione, ulteriori studi clinici per valutare l’utilizzo di sorafenib sia per la prevenzione delle recidive di epatocarcinoma in pazienti già sottoposti a trattamenti potenzialmente curativi sia per consolidare i risultati dei trattamenti locoregionali.