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Aisf incoraggia le giovani leve della ricerca italiana

Roma, 4 marzo 2008. Che cos'hanno in comune l'epatite virale C e l'abuso cronico di bevande alcoliche e perchè entrambi aumentano il rischio di cancro del fegato? Vi sono speranze concrete che si possa ridurre il tempo di trattamento dell’epatite B, che adesso può durare anche per tutta la vita? E come si fa a sostenere e rilanciare la ricerca scientifica nel nostro Paese, specialmente partendo dalle giovani leve? La risposta a tutte e tre queste domande, apparentemente così diverse, viene dalla 41° riunione annuale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), tenutasi di recente a Roma.

Grazie al lavoro di una giovane ricercatrice del Laboratorio di Virologia Molecolare ed Oncologia della Fondazione Cisalpino di Roma la Dott.ssa Ghidinelli, sotto la supervisione della Prof.ssa Balsano dell’Università dell’Aquila, è stato scoperto che sia la proteina “core” del virus dell’epatite C che l’alcol alterano i meccanismi di replicazione cellulare che sono alla base di un aumento del rischio di tumore epatico.

Si deve invece al lavoro di un'altra giovane ricercatrice, la Dott.ssa Lenci del Reparto di Epatologia dell’Ospedale S. Eugenio, Università Tor Vergata di Roma diretto dal Prof. Mario Angelico, l'osservazione che l’uso combinato di un farmaco antivirale con le immunoglobuline anti-virus dell’epatite B e della vaccinazione è efficace nella cura dell'epatite cronica B e potrebbe ridurre i tempi di trattamento.

Nel corso della riunione annuale AISF, le Dott.sse Ghidinelli e Lenci hanno entrambe ricevuto un riconoscimento per l'interesse e l'importanza dei loro lavori, il premio destinato ai giovani ricercatori, istituito da AISF per comunicazioni relative a studi di base e clinici. È grazie a iniziative come questa che AISF contribuisce a incentivare l'attività di ricerca scientifica sulle malattie del fegato. Risultato? Gli studiosi italiani, in questo campo forse più che in altri, sono in prima fila in Europa e nel mondo.

UNA SVOLTA STORICA NELLA CURA DEI TUMORI DEL FEGATO

Nel corso del recente congresso annuale di AISF si è svolto Un Workshop internazionale su “Terapie molecolari ed epatocarcinoma”.  Questo tumore primitivo del fegato, quinta causa di morte per tumore, è stato da sempre considerato un tumore “resistente” alle terapie mediche somministrabili per via sistemica. Nel corso del workshop si è discusso dei
Nuovi farmaci a target molecolare sono in grado di rallentare la progressione del tumore, permettendo anche sia pur lievi miglioramenti della sopravvivenza nei malati in fasi avanzate di malattia. "Siamo alla vigilia di una svolta storica nella terapia dell’epatocarcinoma, che aprirà prospettive importanti, specie per i risultati che potremo attenderci associando questi nuovi farmaci con le terapie già oggi disponibili, quali la resezione chirurgica, il trapianto di fegato, le terapie ablative e la chemioembolizzazione".

D'altra parte, come sostengono gli specialisti dell'AISF, nella lotta ai tumori del fegato l'"alleanza terapeutica" tra epatologi, chirurghi, oncologi e radiologi interventisti è ormai la via maestra per ottimizzare scelte, risultati e costi di gestione del problema, a causa della complessità dei quadri clinici e delle procedure diagnostiche e terapeutiche richieste.

Ma le sfide non finiscono qui. Gestire le malattie epatiche correlate all’infezione da virus dell’epatite B (HBV) è un altro dei compiti critici per gli epatologi. Non bisogna dimenticare, infatti, che, a dispetto della vaccinazione nei neonati in Italia, i flussi migratori di persone potenzialmente infette rendono questo un problema di rilevante importanza sanitaria. E poi c'è il vero e proprio rebus clinico rappresentato dal trattamento di particolari categorie di malati, tra i quali i soggetti con cirrosi scompensata, i trapiantati di fegato, i pazienti con compromissione del sistema immunitario per concomitanti patologie onco-ematologiche o co-infezione da HIV. Infine, la sfida terapeutica rappresentata dalle persone che hanno dimostrato una farmaco resistenza alla terapia antivirale.

Ecco perchè, nel contesto della sua riunione annuale, AISF ha realizzato anche un corso per favorire la diffusione delle conoscenze più avanzate per affrontare questi problemi, in modo che gli epatologi italiani, costantemente all'avanguardia nella ricerca scientifica, siano anche il sicuro punto di riferimento per i molti che nel nostro paese soffrono di epatite B.