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Epatite B: Sicilia capitale della ricerca scoperto che il virus si nasconde

Messina, 4 marzo 2008 - Sicilia culla della ricerca più avanzata sulle malattie del fegato: il 7 e 8 marzo Taormina ospiterà numerosi esperti mondiali di epatite B per un congresso sotto l’egida della European Association for the Study of the Liver (EASL), la più importante società scientifica europea di settore.

L’EASL ha scelto la Sicilia perché il gruppo di epatologi dell’Università messinese è riconosciuto a livello internazionale per avere conseguito alcuni dei contributi più rilevanti degli ultimi anni nel settore di ricerca della cosiddetta infezione occulta da virus dell’epatite B. Gli esperti riuniti venerdì 7 e sabato 8 marzo al San Domenico Palace Hotel di Taormina discuteranno di ricerca traslazionale che nasce dal laboratorio ma ha un’applicazione pratica in termini di ricadute immediate per i pazienti.

Da una serie di studi recenti, alcuni dei quali condotti proprio nel nostro centro – spiega il prof. Giovanni Raimondo, direttore del congresso e dell’Unità operativa di epatologia clinica e biomolecolare del Policlinico universitario di Messina – si è visto che il virus dell’epatite B, riconosciuto e diagnosticato mediante i marcatori tradizionali, può pre-esistere come Dna virale anche senza che tali marcatori ne evidenzino la presenza. Ciò – prosegue il prof. Raimondo - ha degli aspetti biologici di grande interesse perchè ci può essere persistenza del virus anche in condizioni assolutamente insospettate: si amplia il  concetto dell’infezione e si hanno delle ricadute pratiche perché l’HBV rappresenta un fattore di rischio di trasmissione ad esempio nei casi di donazione di organo o di trasfusione di sangue (anche se il rischio è molto basso). Inoltre l’HBV pare poter aggravare altre malattie epatiche cioè essere un fattore negativo dell’evoluzione di malattie per virus dell’epatite C o per alcol, favorendo così la progressione in cirrosi ma soprattutto risultando fattore di rischio per il cancro. L’obiettivo principale del congresso siciliano, realizzato con il contributo dell’EASL e promosso anche dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF) e dall’Università di Messina – conclude Raimondo - è riunire  esperti provenienti da tutto il mondo, Nord America, Australia, Taiwan e da vari Paesi europei oltre che dall’Italia, per giungere ad una consensus in grado di trovare delle definizioni comuni e di delineare nuovi sviluppi della ricerca”.