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Epatite virale: l

Epatite virale: l'esperto risponde

L'epatite virale è una malattia infettiva del fegato che ogni anno causa la morte di 1,5 milioni di persone in tutto il mondo. Nonostante questi dati non c'è una piena percezione nei confronti della patologia.

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D dimero elevato:Indicazioni

Codice domanda: 576ZP809

cosa succede se il didimero è alto?

I D-dimeri (DD) costituiscono il prodotto finale della degradazione della fibrina stabilizzata, cioe della fibrina che e stata resa stabile grazie ai legami covalenti effettuati ad opera del fattore XIII attivato dalla trombina circolante. La presenza di DD nel sangue è quindi espressione di una serie di reazioni biologiche che consistono nella attivazione della coagulazione, comparsa di trombina circolante o localizzata, formazione di fibrina, sua stabilizzazione per opera del fattore XIII attivato e finale proteolisi da parte del sistema fibrinolitico. I DD rappresentanoquindi il risultato finale di un’attivazione della coagulazione, mentre i prodotti di degradazione del fibrinogeno/fibrina non stabilizzata esprimono un’attivazione primitiva della fibrinolisi. Essi sono presenti e misurabili, seppur in bassa concentrazione anche in soggetti sani in quanto, in condizioni fisiologiche, costituiscono il risultato di un continuo equilibrio (cosiddetta bilancia emostatica)tra attivazione della coagulazione con conseguente formazione di fibrina da una parte e inibizione della trombina circolante e lisi della fibrina stabilizzata dall’altra, con l’effetto finale della loro velocita di clearance (tempo di emivita di circa 4-6 ore). Tuttavia in alcune condizioni fisiologiche, quali ad esempio l’eta neonatale, la gravidanza (espressione dell’ipercoagulabilita propria di questa condizione) e nell’eta avanzata (presumibilmente in rapporto alla frequente presenza di alterazioni aterosclerotiche) e, soprattutto, in numerose condizioni patologicheil livello dei DD puo aumentare anche considerevolmente. Tuttavia, l’impiegoclinico del risultato del loro dosaggio appare attualmente ben consolidato e di grande valore solo nell’ambito delle strategie diagnostiche delle tromboembolie venose, mentre risulta piu limitato e/o ancora da definire in altre condizioni cliniche, nelle quali il test risulta spesso alterato. L’impiego dei DD per la diagnosi delle tromboembolie venose (TEV) quindi ne rappresenta l’uso clinico attualmente piu consolidato del test; esso consente di escludere la presenza di un evento trombotico venoso acuto in soggetti con sospetta trombosi venosa profonda (TVP) e/o embolia polmonare (EP). L’impiego dei DD per altre indicazioni cliniche ricade nella coagulazione intravascolare disseminata (CID) dove si riscontrano pressoche regolarmente valori elevati di DD associati a prodotti di degradazione del fibrinogeno (FDP), e la misurazione separata o combinata di tali prodotti nel plasma, mediante metodi recenti, ha una sensibilita per la CID intorno al 100% . In gravidanza si registra fisiologicamente un aumento progressivo dei DD in quanto espressione dello stato di ipercoagulabilita tipico di tale condizione. Al terzo trimestre sono stati registrati livelli fino a 5 volte superiori rispetto a quelli pregestazionali, livelli alterati si riscontrano spesso anche alcune settimane dopo il parto. Livelli particolarmente elevati sono frequentemente presenti in casi di patologia gravidica, quali i ritardi di crescita, le gestosi ipertensive e la preeclampsia. Anche in questo caso, tuttavia, l’impiego di tali risultati al fine di orientare la diagnosi o il trattamento di tali complicanze nei singoli soggetti è del tutto problematico e non codificato. Gia da diversi anni sono disponibili dati clinici che indicano un’associazione fra i livelli plasmatici di D-dimero e il rischio di successive manifestazioni cliniche di malattie cardiovascolari. Infatti, studi retrospettivi hanno in passato dimostrato una positiva correlazione tra livelli di DD ed eventi vascolari in pazienti con pregresso infarto o ischemia. Eupnoica è un termine che si riferisce al tipo di respirazione “fisiologica”, cioè normale, senza che sia presente affanno o “dispnea”.

A cura di Fegato.com